I movimenti del feto

Come dico sempre alle mie pazienti che sono in dolce attesa, il monitoraggio dei movimenti del feto, percepibili più o meno dalla 20ma settimana di gravidanza, e’ di fondamentale importanza, anche se tutto questo non deve diventare fonte di ansia e di conteggi ossessivi.
Ogni bambino ha le sue abitudini e il suo modo di muoversi.

Il feto che si muove con regolarità ci comunica che è vitale e che sta bene: per questo è molto importante che le future mamme prestino attenzione alle variazioni del movimento del loro bambino, comunicando tempestivamente ai propri medici di riferimento o in ospedale – se hanno percezione di cambiamenti rispetto al solito, di frequenza o intensità oppure se notano un arresto improvviso e significativo di tali movimenti. Ciò che dico sempre e’ “il grande fratello lo fate voi ogni giorno perché ciò che succede in uno studio medico durante il controllo e’ solo un momento”.

Va però detto che ogni bambino ha un suo modo di muoversi e possiede abitudini proprie e caratteristiche, che si possono imparare a riconoscere: è importante quindi coglierne più che altro le variazioni, mentre non c’è un numero preciso di movimenti da poter definire “normale” per tutti e da dover conteggiare. La regola secondo cui si debbano infatti contare dieci
movimenti nell’arco della giornata è puramente teorico. Ciò che va notato è infatti un cambio di abitudini, cioè il non sentirlo liddove, in condizioni normali, ciò avviene.

I movimenti del feto diventano percepibili alla madre man mano che lo spazio intorno – nell’utero –  si restringe a causa della sua crescita, variano anche a seconda delle età di gestazione e possono essere recepiti come calci, rotolamenti e capriole, sussulti quando ha il singhiozzo, leggeri sfarfallii e fruscii; sono molto più frequenti solitamente al pomeriggio e alla sera ma anche questo è un parametro che può variare da feto a feto. Durante la notte i bambini generalmente sono più quieti e di norma presentano periodi di riposo e di sonno a intervalli (durante i quali ovviamente non sentirete muovere), che durano circa 20-40 minuti e raramente superano i 90. Le mamme che hanno già avuto figli si è visto che tendono a riconoscere i movimenti più presto.
Con l’avvicinarsi della 32ma settimana di gravidanza il numero e l’intensità delle attività fetali tendono ad aumentare, per poi stabilizzarsi fino al momento del parto.

È comunque importante percepire movimenti fino al momento del travaglio.

E se ciò non avviene?
Innanzitutto mangiare un po’ di cioccolata o comunque qualcosa di dolce, può esser di aiuto in quanto il dolce stimola il bambino a muoversi. Se questo tentativo andasse a vuoto sempre meglio far un controllo in ospedale o presso la struttura di riferimento.

Accorgersi dei movimenti fetali
La posizione della placenta o il fatto di essere in movimento e indaffarate o particolarmente stressate possono ostacolare la percezione dei movimenti del bambino in determinati momenti, soprattutto prima della ventesima settimana. Lo stato di calma e di rilassamento della madre invece facilita il monitoraggio dei movimenti fetali.

È prudente ritornare a fare controlli ospedalieri ogni volta che si rilevano variazioni significative dei movimenti fetali, anche se dovessero ripresentarsi subito, il giorno seguente a un controllo.
Ricordatevi sempre che solo una
Mamma può sapere cosa sta accadendo al proprio bambino e se l’istinto porta alla
Necessità di un controllo,
Mai esitare!

Gravidanza e CoVID-19

Gravidanza e CoVID-19
La gravidanza è sempre da considerare un momento, nella vita di una donna, unico, bellissimo, da godersi giorno per giorno perché fatto di piccole sensazioni che si ricordano per una vita.
È vero anche che ci sono anche momenti di apprensione che il più delle volte lo schermo di un ecografo che inquadra un cuoricino che batte tendono a dissolvere!

In questo ultimo anno però, soprattutto per le mamme al “primo viaggio”, le preoccupazioni delle donne in attesa sono certamente maggiori per i rischi della pandemia.
In tal senso è opportuno far chiarezza cercando di fornire le giuste indicazioni, al fine di porre le giuste attenzioni, per le future mamme in gravidanza in periodo di Covid-19.

Il virus si trasmette se stiamo vicini ad altre persone. Da qui l’importanza di portare sempre la mascherina che copra naso e bocca e di mantenere almeno un metro di distanza dalla persona con cui si sta parlando.
Non tutte le persone infette presentano una chiara sintomatologia (disturbi respiratori, assenza di gusto e odore, febbre). Ci sono persone, infatti, sane (asintomatiche) che diffondono il virus senza saperlo (portatori sani).
Da qui l’importanza di non abbassare mai la guardia, soprattutto in gravidanza, indifferentemente se si hanno contatti con persone sintomatiche o asintomatiche.

Seguite quindi le seguenti regole:

1) indossare sempre la mascherina nei luoghi pubblici coprendo sia la bocca che il naso. La mascherina va cambiata quanto meno quotidianamente.
2) lavare spesso le mani con acqua e sapone oppure con una soluzione alcoolica.
3) limitare il piu’ possibile il contatto e la vicinanza con altre persone. Se proprio lo devo fare meglio mantenere una distanza di almeno un metro.

In gravidanza i controlli medici vanno effettuati a cadenza mensile, secondo le indicazioni del proprio ginecologo, come avviene normalmente. Ciò che è importante sapere e’ che, contrariamente al normale, in ambulatorio può entrar solo la donna senza alcun accompagnatore al fine di limitare al minimo le possibilità di contaminazione. Si tratta di un sacrificio importante ma ciò che deve essere primario e’ la salute della donna e del feto.

In tal senso anche durante il ricovero in ospedale è garantita la presenza del coniuge in travaglio di parto, ma successivamente la presenza del papà è possibile solo in alcune fasce orarie. Assolutamente non è permessa la visita di altri parenti che potrete salutare via tablet o smartphone.

I punti nascita dei nostri ospedali sono sicuri e ti proteggono perché seguono rigorosamente le regole di sanificazione e separano in modo preciso le gravide negative da quelle positive per il virus.

Seguire queste semplici indicazioni permette di affrontare questo periodo di difficoltà riducendo al minimo qualsiasi rischio di contagio. Lascia che la gravidanza resti sempre e comunque un momento fantastico!

Il ciclo mestruale

Il ciclo mestruale

La durata del ciclo mestruale varia da donna a donna. In media, comunque, si può dire che un ciclo dura 28 giorni. Una variazione di tempo di 7 giorni in più o in meno deve esser comunque considerato normale. Il ciclo mestruale va considerato come l’orologio del sistema riproduttivo femminile (parliamo ovviamente di utero e ovaie) il cui funzionamento rende possibile il realizzarsi di una gravidanza. Il ciclo, infatti, è fondamentale per la preparazione degli ovociti e per la preparazione dell’utero alla gravidanza.

Il ciclo mestruale si fonda sui livelli di due ormoni, estrogeni e progesterone. La crescita del primo corrisponde a bassi livelli dell’altro e viceversa.

La Loro azione porta all’ispessimento della mucosa endometriale, elemento fondamentale al fine si realizzi l’impianto dell’embrione in utero, nonché la crescita dei follicoli nell’ovaio con sviluppo infine di un solo Follicolo che si considera dominante, il quale raggiunto circa i 20 mm di diametro scoppia con fuoriuscita dell’ovocita, normalmente intorno al 14esimo giorno del ciclo.

La cellula uovo viene quindi captata dalle fimbrie tubariche con possibilità di venir fecondato da uno spermatozoo nella porzione ampollare della tuba.
In caso di mancata fecondazione crollano i livelli di estrogeni e progesterone e ciò determina lo sfaldamento della mucosa uterina con conseguente sopraggiungimento del flusso mestruale.

Aborto: Cause, Sintomi, Trattamento e Prevenzione – Guida Completa

L’aborto è un argomento di grande importanza e sensibilità in campo medico e sociale. Comprendere le cause, i sintomi, il trattamento e la prevenzione dell’aborto è cruciale per garantire la salute delle donne e la tutela dei diritti riproduttivi. In questo articolo, esploreremo in dettaglio l’aborto, ottimizzato per la parola chiave “Aborto”, per fornire una guida completa su questo argomento.

Cause dell’Aborto:

L’aborto può essere causato da una serie di fattori, tra cui:

  1. Cause Genetiche: intervengono soprattutto nel primo trimestre di gravidanza. Essendo il prodotto del concepimento una risultante della fusione di due RNA (materno e paterno), la formazione di errori nel nuovo DNA può portare ad una non evoluzione della gravidanza.
  2. Anomalie Uterine: si tratta di malformazioni congenite uterine che rendono l’ambiente dove si sviluppa il feto, ostile, con parto prematuro fino ad aborto
  3. Infezioni: Infezioni come la toxoplasmosi o la rosolia possono influire negativamente sulla gravidanza. Sono questi i casi nei quali il feto sopravvive in utero ma si riscontrano importanti malformazioni tali da portare ad in interruzione di gravidanza, spesso io epoca tardiva
  4. Stress e Traumi: eventi della vita molto gravi o incidenti stradali che comportino un impatto notevole sull’addome possono portare ad aborto.

Sintomi dell’Aborto:

Riconoscere i sintomi di un aborto è fondamentale per cercare assistenza medica tempestiva. I sintomi possono includere:

  1. Sanguinamento Vaginale: si tratta di perdite ematiche rosso vivo (da non confondere con perdite brunastre o rosate legate spesso all’impianto dell’embrione in utero) associato a dolore pelvico
  2. Dolore Pelvico: si tratta di un dolore in regione ipogastrica come quello che sperimentano le donne durante la mestruazione o poco prima che arrivi, a carattere crampiforme.
  3. Perdita tissitale: si determina in caso di un aborto spontaneo completo quando oltre al sangue, la donna avverte la perdita di un grumo più grande, di color spesso biancastro
  4. Diminuzione dei Sintomi della Gravidanza: l’improvvisa o progressiva riduzione dei sintomi che accompagnano la gravidanza nel primo trimestre come la nausea, sonnolenza, tensione mammaria, possono esser in segno negativo.

Trattamento dell’Aborto:

Il trattamento dell’aborto varia in base alla situazione:

  1. Aborto Spontaneo: Se l’aborto è già in corso, il medico può monitorare la situazione. In caso di residui in utero si potrà procedere inizialmente con terapia medica. Solo se tali residui persistessero e/o comparissero sintomi come febbre e dolore addominale, si dovrà procedere con un raschiamento dell’utero per rimuovere i tessuti rimasti.
  2. Aborto Incompleto: come per aborro spontaneo si teneterandapprima la rimozione tessutale con uso di farmaci specifici. In caso di fallimento si ricorrerà al raschiamento uterino.
  3. Aborto Terapeutico: in caso di riscontro di malformazioni fetali in corso di e gravidanza  si può indurre l’aborto determinando spesso farmacologicamente dilatazione del collo dell’intero inducendo il parto.

Prevenzione dell’Aborto:

Laddove non esistano cause genetiche indipendenti da ogni cosa che una donna possa o non possa fare, risulta sempre utile:

  1. Assistenza Prenatale: Le visite regolari dal medico durante la gravidanza possono rilevare tempestivamente problemi potenziali.
  2. Uno Stile di Vita Sano: Una dieta equilibrata, l’assunzione di acido folico e l’astensione da alcol e droghe sono importanti.
  3. Gestione dello Stress: Ridurre lo stress con tecniche di rilassamento può contribuire a una gravidanza più sana.
  4. Evitare Infezioni: Mantenere uno stile di vita igienico e seguire le linee guida mediche per evitare infezioni.
  5. Evitare Lesioni: Prendere precauzioni per evitare traumi fisici durante la gravidanza.

L’aborto è un evento delicato e complesso che richiede comprensione, consapevolezza e assistenza medica adeguata. Comprendere le cause, i sintomi, il trattamento e la prevenzione dell’aborto è fondamentale per garantire la salute delle donne in gravidanza. Ricordate sempre di consultare un professionista medico per qualsiasi dubbio o problema legato alla gravidanza. La prevenzione e l’assistenza tempestiva possono fare la differenza nella salute materna e fetale.

 

Gestosi

La Gestosi: Una Complessa Condizione Gravidica

La gestosi è una condizione medica che colpisce le donne in gravidanza e può comportare serie complicazioni per la madre e il feto. Questo articolo esplorerà in dettaglio cosa sia la gestosi, i suoi sintomi, le cause, le complicazioni associate, il trattamento e le misure preventive.

Cos’è la Gestosi?

La gestosi, conosciuta anche come preeclampsia o tossiemia gravidica, è una complicanza della gravidanza caratterizzata da pressione sanguigna elevata (ipertensione) e presenza di proteine nelle urine (proteinuria). Questa condizione si verifica generalmente dopo la ventesima settimana di gravidanza, ma può svilupparsi anche più tardi o addirittura durante il postpartum.

La gestosi è una condizione grave e può portare a problemi di salute significativi per la madre e il feto. Per questo motivo, è fondamentale riconoscerla e trattarla tempestivamente.

Sintomi della Gestosi

La gestosi può manifestarsi con una serie di sintomi, che variano da lievi a gravi. Alcuni dei sintomi più comuni includono:

  1. Ipertensione: Un aumento significativo della pressione sanguigna è uno dei segni distintivi della gestosi. Una pressione sanguigna superiore a 140/90 millimetri di mercurio è considerata ipertensione in gravidanza.
  2. Proteinuria: La presenza di proteine nelle urine è un altro sintomo caratteristico della gestosi. Questo può essere verificato attraverso un esame delle urine.
  3. Edema: Le donne con gestosi possono sviluppare gonfiore alle mani, ai piedi e al viso a causa della ritenzione idrica.
  4. Dolore addominale: Alcune donne con gestosi possono sperimentare dolore addominale superiore, spesso sotto le costole.
  5. Cambiamenti visivi: La gestosi può influire sulla vista, causando visione offuscata o altri disturbi visivi.
  6. Mal di testa: Mal di testa persistente e intenso può essere un sintomo della gestosi.
  7. Nausea e vomito: Questi sintomi possono accompagnare la gestosi, ma sono spesso confusi con le normali nausee mattutine della gravidanza.
  8. Diminuzione della produzione di urina: Alcune donne possono notare una riduzione della frequenza urinaria.

Cause della Gestosi

Le cause esatte della gestosi non sono ancora completamente comprese, ma ci sono diverse teorie che suggeriscono possibili fattori di rischio e cause scatenanti. Alcuni dei fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare la gestosi includono:

  1. Prima gravidanza: Le donne che affrontano la loro prima gravidanza possono essere più suscettibili alla gestosi.
  2. Età: Le donne più giovani o più anziane possono avere un maggior rischio di gestosi.
  3. Storia familiare: Se ci sono stati casi di gestosi in famiglia, il rischio può aumentare.
  4. Gravidanza multipla: Le donne che portano gemelli o più feti possono avere un maggior rischio di sviluppare la gestosi.
  5. Obesità: Le donne obese o in sovrappeso hanno un maggiore rischio di gestosi.
  6. Ipertensione preesistente: Chi ha avuto problemi di pressione alta prima della gravidanza è più suscettibile alla gestosi.
  7. Malattie autoimmuni: Alcune malattie autoimmuni possono aumentare il rischio di gestosi.
  8. Diabete: Le donne con diabete possono essere più suscettibili alla gestosi.
  9. Tratti genetici: Alcuni tratti genetici possono aumentare il rischio di sviluppare la gestosi.
  10. Insufficienza placentare: Problemi con la placenta possono essere un fattore scatenante della gestosi.

Complicazioni della Gestosi

La gestosi è una condizione che richiede un monitoraggio e un trattamento attenti, poiché può portare a serie complicazioni per la madre e il feto. Alcune delle complicazioni più comuni associate alla gestosi includono:

  1. Eclampsia: Questa è una forma grave di gestosi che può causare convulsioni, coma e persino la morte. È una situazione di emergenza medica.
  2. Ridotta crescita fetale: La gestosi può interferire con il flusso sanguigno alla placenta, compromettendo la crescita del feto.
  3. Distacco di placenta: Questa condizione si verifica quando la placenta si stacca dalla parete uterina prima del parto, mettendo a rischio la vita del feto e della madre.
  4. Ritardo nella crescita intrauterina: Il feto può sviluppare ritardi nella crescita a causa della ridotta perfusione sanguigna attraverso la placenta.
  5. Problemi renali: La gestosi può causare danni ai reni a causa della pressione sanguigna elevata e della proteinuria.
  6. Sindrome HELLP: Questa è una complicazione grave della gestosi che coinvolge bassi livelli di piastrine, danni epatici e sintomi simili a quelli dell’emergenza.
  7. Rischio di ictus e problemi cardiaci: La gestosi può aumentare il rischio di ictus e problemi cardiaci nella madre.

Diagnosi della Gestosi

La gestosi può essere diagnosticata attraverso una serie di test e monitoraggi. Alcuni dei test utilizzati per diagnosticare la gestosi includono:

  1. Misurazione della pressione sanguigna: La pressione sanguigna viene monitorata regolarmente durante la gravidanza. L’aumento sostenuto della pressione può essere un segno di gestosi.
  2. Esame delle urine: Un esame delle urine può rilevare la presenza di proteine, un altro segno distintivo della gestosi.
  3. Analisi del sangue: Gli esami del sangue possono rilevare variazioni nei livelli di piastrine, enzimi epatici e altre sostanze che possono indicare la presenza di gestosi.
  4. Ecografia: L’ecografia può essere utilizzata per valutare la crescita fetale e il flusso sanguigno attraverso la placenta.
  5. Monitoraggio dei sintomi: I sintomi come il mal di testa, il gonfiore e i cambiamenti visivi vengono monitorati attentamente.

Trattamento della Gestosi

Il trattamento della gestosi dipende dalla gravità della condizione e dallo stadio della gravidanza. In molti casi, il miglior trattamento è il parto. Se la gestosi è diagnosticata a un punto in cui il feto è abbastanza sviluppato per sopravvivere al di fuori dell’utero, il medico può raccomandare l’induzione del travaglio o un taglio cesareo.

In alcuni casi meno gravi, può essere necessario il ricovero in ospedale per monitorare la pressione sanguigna e la condizione del feto. Altri trattamenti possono includere:

  1. Farmaci antipertensivi: Se la pressione sanguigna è molto elevata, possono essere prescritti farmaci per abbassarla.
  2. Corticosteroidi: Questi farmaci possono essere somministrati per aiutare a migliorare la salute polmonare del feto se il parto è imminente.
  3. Monitoraggio frequente: La madre e il feto vengono monitorati regolarmente per rilevare eventuali cambiamenti nella condizione.
  4. Riposo a letto: In alcuni casi, il riposo a letto può essere raccomandato per ridurre la pressione sanguigna e migliorare il flusso sanguigno alla placenta.

    Prevenzione della Gestosi

Purtroppo, la gestosi non può essere prevista o prevenuta in modo definitivo. Tuttavia, ci sono alcune misure che le donne possono prendere per ridurre il rischio di sviluppare questa condizione:

  1. Visite prenatali regolari: Assicurarsi di fare tutte le visite prenatali raccomandate dal medico può aiutare a rilevare la gestosi in modo precoce.
  2. Dieta equilibrata: Mantenere una dieta sana ed equilibrata durante la gravidanza può aiutare a controllare il peso e ridurre il rischio di gestosi.
  3. Controllo del peso: Mantenere un peso corporeo sano prima e durante la gravidanza può ridurre il rischio di gestosi.
  4. Riduzione dello stress: Il controllo dello stress può avere un impatto positivo sulla salute durante la gravidanza.
  5. Evitare il fumo e l’alcol: Evitare il fumo e l’alcol durante la gravidanza è importante per la salute generale e può ridurre il rischio di gestosi.
  6. Attività fisica moderata: Mantenere un livello moderato di attività fisica può aiutare a mantenere una buona circolazione sanguigna.

La gestosi è una condizione complessa e potenzialmente grave che colpisce le donne in gravidanza. Riconoscere i sintomi, sottoporsi a visite prenatali regolari e adottare uno stile di vita sano possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare questa condizione. Tuttavia, quando si verifica la gestosi, è fondamentale una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo per proteggere la salute della madre e del feto.

Le donne in gravidanza dovrebbero lavorare a stretto contatto con il loro medico per monitorare la loro salute e affrontare qualsiasi preoccupazione relativa alla gestosi. Con la giusta attenzione medica e le misure preventive adeguate, è possibile affrontare questa condizione in modo efficace e proteggere il benessere di madre e bambino.

Cervicite: Cause, Sintomi e Trattamenti Efficaci

Cervicite: Cause, Sintomi e Trattamenti Efficaci

La cervicite è una condizione infiammatoria che colpisce il collo dell’utero, chiamato anche cervix. Questo disturbo può essere causato da diverse infezioni, tra cui batteri, virus o funghi, e può manifestarsi con sintomi sgradevoli. Comprendere le cause, riconoscere i sintomi e adottare i trattamenti adeguati è cruciale per gestire efficacemente questa condizione.

Cause della Cervicite

Le cause più comuni di cervicite sono le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) come la clamidia e la gonorrea. Queste infezioni sono spesso trasmesse attraverso rapporti sessuali non protetti con partner infetti. Altre cause possono includere infezioni batteriche o fungine, o irritazioni dovute a dispositivi contraccettivi, prodotti chimici o allergie.

Sintomi della Cervicite

La cervicite può manifestarsi con diversi sintomi, che possono variare da lievi a gravi. I sintomi comuni includono:

  • Scarico vaginale anomalo, spesso accompagnato da odore sgradevole
  • Sanguinamento vaginale anomalo, specialmente dopo i rapporti sessuali o tra i cicli mestruali
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Dolore pelvico o nella parte bassa dell’addome
  • Bruciore durante la minzione

Diagnosi e Trattamento

La diagnosi di cervicite coinvolge spesso esami ginecologici, test di laboratorio sullo scarico vaginale e test per le IST. Una volta diagnosticata, il trattamento dipenderà dalla causa sottostante. Se l’infezione è batterica, vengono prescritti antibiotici; se è virale o fungina, vengono utilizzati farmaci specifici.

È fondamentale seguire scrupolosamente le istruzioni del medico e completare l’intero corso di trattamento, anche se i sintomi scompaiono prima. Inoltre, è consigliabile evitare i rapporti sessuali durante il trattamento per evitare la trasmissione dell’infezione.

Prevenzione della Cervicite

La prevenzione della cervicite coinvolge pratiche sicure durante i rapporti sessuali, come l’uso di preservativi. Sottoporsi regolarmente a controlli ginecologici e test per le IST può aiutare a rilevare precocemente eventuali infezioni e prevenire complicazioni.

Conclusioni

La cervicite è una condizione comune che può causare disagio e complicazioni se non trattata adeguatamente. È importante consultare un medico se si sospetta di avere questa condizione o se si sperimentano sintomi sospetti. La diagnosi tempestiva e il trattamento corretto possono prevenire complicazioni future e migliorare la qualità della vita.

Mantenere una buona igiene intima e adottare pratiche sessuali sicure sono passi cruciali per prevenire la cervicite e altre infezioni del tratto genitale. Ricordare che la consapevolezza e l’educazione sono fondamentali per la salute riproduttiva e sessuale.

Ghiandola di Bartolino

Cosa è la Cisti della Ghiandola del Bartolini?

Le ghiandole di Bartolini sono un paio di ghiandole di dimensioni di un pisello che si trovano appena dietro e ai lati delle grandi labbra. Le ghiandole non sono solitamente visibili perché sono raramente più larghe di 1 cm.

Le ghiandole del Bartolini secernono fluido che, attraverso piccoli condotti, giungono in vagina. La loro azione è quella di lubrificare l’ambiente vaginale durante i rapporti sessuali.
Quando questi condotti si ostruiscono il
liquido si accumula all’interno della ghiandola fino a formare una cisti.

Chi è interessato?
Coloro che sono maggiormente interessate a questo problema sono donne sessualmente attive tra i 20 e i 30 anni.
Rare risultano invece nei bambini e dopo la menopausa.

Il motivo per il quale si determina l’istruzione dei condotti non si sa, ma in alcuni casi la causa scatenante è da associare ad infezioni batteriche sessualmente trasmissibili (STI) come la gonorrea o la clamidia o altre infezioni batteriche come da Escherichia coli (E. coli).

La sensazione avvertita da gran parte delle donne è legata alla comparsa di un grosso nodulo a livello vulvare che può causare problemi sia per quel che riguarda la deambulazione, sia per l’insorgere di dolore.
Nella pratica quotidiana problemi, quindi, possono manifestarsi nel camminare, nello star seduti o nei rapporti sessuali.

All’ispezione della vulva ciò che risulta evidente è l’asimmetria che si determina tra i due emilati dove un lato può sembrare gonfio o più grande del solito.
La cisti nel suo interno può presentare materiale biancastro riferibile a pus.
La superficie esterna della cisti diventa invece rossa, gonfia, tesa e calda.
Può comparire anche un rialzo della temperatura corporea che può raggiungere o superare i 38 ° C.

Come vengono trattate le cisti di Bartolini?
In assenza di sintomi evidenti la cisti non viene trattata ma si aspetta semplicemente la sua evoluzione.

Se, invece, subentra il dolore, il trattamento può esser medico o chirurgico.
Il trattamento medico consiste nel prendere per bocca un antidolorifico, un antibiotico ed un protettore gastrico, mentre localmente si effettuano degli impacchi di acido borico per favorire la risoluzione oppure immergere la cisti in acqua calda diverse volte al giorno per 3 o 4 giorni.

Il trattamento chirurgico consiste invece nella sezione della cisti, svuotarla del suo materiale e lasciarla aperta (marsupializzazione) in modo che il tessuto sano si ricomponga dal basso.

A volte la cisti di Bartolini può tornare dopo il trattamento.

Prevenire lo sviluppo di una cisti della ghiandola del Bartolini non è semplice in quanto non se ne conosce la causa ma, sapendo che può esser collegata ad infezioni sessualmente trasmissibili, l’utilizzo del preservativo può aiutare a ridurne lo sviluppo.

Ecografia del terzo trimestre

Ecografia del terzo trimestre di gravidanza

Nel corso della gravidanza, dopo aver fatto una prima ecografia a 11-13 settimane, spesso associata al calcolo del rischio per Sindrome di Down, ed una seconda importantissima ecografia definita “morfologica o morfostrutturale” a 20-22 settimane, prima della fine della gravidanza si effettua una terza ecografia detta ecografia del III trimestre o ecografia dell’accrescimento.
Si effettua fra la 28° e la 32° settimana di gestazione ed ha il compito di rivalutare alcuni distretti fetali, capire come e quanto funziona la placenta e, quindi, capire quanto stia crescendo il feto in termini di peso.
Nel poggiare la sonda ecografica sul pancione si valuta per prima cosa la presentazione del feto: cefalica (con testa in giù), podalica (con testa in su) o trasversa (con testa a destra e culetto a sinistra o viceversa).
Si tratta semplicemente di un dato da registrare nel referto ma certamente non definitivo in quanto il feto ha ancora la possibilità di muoversi e cambiare posizione. Da questo dato si passa quindi allo studio del feto, in quanto il vostro futuro bambino continua a svilupparsi nel corso delle settimane e quindi va fatto un accurato riesame degli organi principali, in particolare delle strutture cerebrali, del cuore, dei reni e visualizzare correttamente stomaco e vescica. Particolare importanza rivestirà anche la misurazione della circonferenza cranica, diametro della testa, circonferenza addominale e lunghezza del femore che permetteranno di ottenere una prima stima del peso fetale. in tal senso si potrà capire se tale stima risulta coerente con le settimane di gestazione oppure si tratta di un peso al di sotto o al di sopra del range di normalità.
Infine si controllerà la placenta per capire se ha un aspetto “sano”, segno che il frigorifero è ancora pieno, oppure nel suo contesto si visualizzano aree di discontinuità che fanno pensare ad una placenta che non ha ancora molto da offrire.
Dopo, poi, una visualizzazione di massima del liquido amniotico, si potrà procedere, qualora si abbia un apparecchio ecografico di buon livello, ad effettuare un esame 4D per ottenere un bel volto fetale.
L’esame 4D dipende molto dalla posizione del feto e dal quantitativo di liquido amniotico che si interpone tra il viso fetale e la placenta.
Il più delle volte è questa foto l’atto conclusivo dell’esame ecografico. Il prossimo passo infatti sarà il vederlo dal vivo..un emozione unica dopo tanta attesa!

Dottore cosa succede se il bambino ha il Culetto in giù?

Dottore cosa succede se il bambino ha il Culetto in giù?

La presentazione podalica del feto, quella nella quale ecograficamente si visualizza il feto con la testa in alto e il culetto in basso, è una condizione individuabile ecograficamente durante la gravidanza, finanche durante l’ecografia del terzo trimestre. La persistenza della posizione podalica nel terzo trimestre si affronta fornendo alla futura mamma dei consigli su come aumentare la possibilità di un rivolgimento del feto in modo da potersi porre nella posizione corretta per poter partorire ( con la testina in basso e il culetto in alto). Le manovre consigliate sono: star carponi a casa su un tappeto e muovere il tronco avanti e indietro oppure andare in piscina a nuotare e/o far capriole in acqua.

Altro metodo può essere l’utilizzo della moxa. Questa tecnica, utilizzata molto nei paesi anglosassoni, si basa sull’utilizzo di un sigaro di artemisia che viene acceso e posto a poca distanza da un punto preciso del piede. Il razionale di questa tecnica sta nella convinzione che si determini un alterazione dei liquidi corporei (come lo è il liquido amniotico) e questo fenomeno favorire il rivolgimento.
Altra tecnica è l’utilizzo dell’agopuntura ponendo gli aghi in posizioni precise del corpo.

E se queste tecniche non ottengono i risultati sperati? Il taglio cesareo è inevitabile?

In alcuni centri, tra cui il nostro a San Vito al Tagliamento, esiste la possibilità di poter ricorrere alla tecnica del “rivolgimento esterno”. Si effettua intorno alla 36 esima settimana e va effettuata nei pressi della sala parto in modo tale da poter intervenire tempestivamente nel caso subentrasse qualche problema (bradicardia fetale per cui bisogna intervenire con taglio cesareo urgente, evenienza comunque molto rara).
Il rivolgimento esterno può esser effettuato da uno o due operatori e viene effettuato sotto controllo ecografico. In pratica, una volta visto con esattezza la posizione del feto è, quindi dove si trova testa, schiena e sedere del feto, con una mano si solleva il culetto dalla pelvi e con l’altra mano si effettua una delicata pressione sulla testa del feto portandolo a far una capriola in avanti o indietro al fine di raggiungere la corretta posizione per aver la possibilità, quando sarà il momento, di partorire. Nella nostra unità le percentuali di successo sono abbastanza alte e la tecnica viene effettuata con tutti i criteri di sicurezza.

Di fondamentale importanza è il concetto che il cesareo è sempre un intervento chirurgico e riuscire ad evitarlo è sempre meglio!
Ovviamente se anche la tecnica del rivolgimento esterno non desse i frutti sperati non resterà che programmare un cesareo intorno alla 39 esima settimana. Anche però il giorno stesso dell’intervento chirurgico si effettuerà un ultimo controllo ecografico nella speranza che il feto abbia fatto da solo la tanto sospirata capriola.

Uso di sostanze alcoliche e droghe in gravidanza

Bere alcolici e assumere droghe in gravidanza può causare seri problemi al feto. In tal senso
l’assunzione sia di alcolici che di sostanze stupefacenti dovrebbero esser sospese già prima diprovare ad avere un bambino. Questo è importante perché:
l’assunzione di alcolici o talune droghe può esser dannoso per la gravidanza;
le donne non sempre sanno di esser incinte già dalle prime settimane di gestazione.

Le donne che desiderano una gravidanza dovrebbero sempre chiedere al proprio medico quali farmaci possono prendere. Infatti, alcuni farmaci non sono sicuri in gravidanza. Neonati di madri che assumono alcoolici in gravidanza possono andare incontro alla “fetal alcohol syndrome”

Si tratta di una sindrome responsabile di danni cerebrali e ritardo di crescita. Se paragonati a bambini normali, quelli con FAS tendono ad avere una stima del peso inferiore rispetto al range di normalità ed hanno teste più piccole (microcefalia). Durante lo sviluppo questi bambini presentano problemi cognitivi e motori.

Assumere alcolici in gravidanza può anche portare le donne a perdere il feto dopo le 20 settimane di gravidanza (morte fetale) in percentuale superiore rispetto alle gravidanze normali.
Per quel che riguarda l’assunzione di sostanze stupefacenti, gli effetti della loro assunzione in gravidanza è ancora dibattuto, in quanto a volte risultano dannose, altre volte non influiscono sulla gravidanza. Molto dipende dal tipo di droga assunta, dal quantitativo assunto, dal numero di volte in cui se ne fa uso.

Il fatto di non aver dati certi a riguardo dipende dalla difficoltà di poter effettuare
degli studi scientifici a riguardo. Spesso gli effetti dannosi in gravidanza derivano dal fatto che all’uso di droghe si associa il contemporaneo uso di alcolici o fumo.

Nel corollario delle droghe utilizzabili, studi importanti sono stati rivolti sulle seguenti sostanze:
Eroina o altri farmaci oppioidi: donne che usano eroina in gravidanza sono a rischio di
patologie che possono essere dannose per loro stesse e i loro bambini (p.e. infezioni). I
bambini di madri che fanno uso di eroina possono aver un peso inferiore rispetto a donne che non fanno uso di droghe o avere un’importante patologia detta sindrome da astinenza da oppioidi” quando nascono.

Questi stessi problemi possono accadere se una donna gravida prende farmaci antidolorifici chiamati “oppioidi” o “narcotici”.

Cocaina – donne in gravidanza che utilizzano cocaina possono verosimilmente avere problemi con la placenta. La placenta è un organo che si forma tra la madre e il suo bambino durante la gravidanza. Essa porta nutrienti e ossigeno al bambino.

L’utilizzo di cocaina può portare ad un distacco di placenta prima del parto con grave pericolo per la vita della madre e del feto. Bambini nati da madri che utilizzano cocaina durante la gravidanza hanno una possibilità maggiore di nascere prematuramente ed esser più piccoli con conseguenze su sonno, vista, respiro e udito.

L’utilizzo di altre droghe come la mariuana o le metaenfetamine durante la gravidanza potrebbero anch’esse causare problemi al neonato alla nascita durante l’infanzia.

In gravidanza, quindi, se si assumono alcolici e/o droghe, è importante parlarne con il vostro medico. Lui o Lei saprà consigliarvi per il meglio sul da farsi. Se si fa uso di alcolici, eroina, farmaci oppioidi, sospendere repentinamente l’assunzione può esser dannoso per la donna e per il bambino. Il tuo medico può aiutarti in questo processo seguendo una graduale riduzione dell’assunzione di queste sostanze in modo da non creare conseguenze importanti al feto.